Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi

Introduzione

Il riscaldamento globale è oramai sotto gli occhi di tutti e gli scenari futuri non sono per niente rassicuranti. Fra le aree del Pianeta in cui il riscaldamento globale si manifesta in modo evidente vi sono gli ambienti alpini di alta quota che, proprio per questa loro caratteristica, vengono considerati degli ottimi indicatori del clima che cambia. Tra i principali effetti dei cambiamenti climatici che si possono osservare in questi ambienti vi sono: la forte riduzione delle masse glaciali, la diminuzione della copertura nevosa, la degradazione del permafrost, la migrazione verso quote più elevate degli ecosistemi e, non ultimo, l’aumento dei processi di instabilità naturale (generalmente indicati come frane).

In riferimento a quest’ultimo aspetto, la raccolta di informazioni sulle frane che avvengono negli ambienti alpini di alta quota risulta essere il primo elemento conoscitivo da acquisire al fine di poter definire possibili scenari di pericolosità e di rischio. Per tale scopo abbiamo realizzato il Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane.

Metodologia applicata

Il primo passo per la realizzazione del catasto è stato quello di sviluppare un dataset contenente tutte le informazioni necessarie relative ai singoli eventi di frana. Il dataset è stato sviluppato integrando e uniformando le informazioni provenienti da due diverse indagini. I dati e i metadati originali relativi alle due indagini effettuate sono disponibili gratuitamente ai seguenti link:

  1. Guerini M., Giardino M., Paranunzio R., Nigrelli G., Turconi L., Luino F., Chiarle M. (2021) – Slope failures at high elevation in the Italian Alps in the period 2000-2020. Pangaea Data Publisher for Earth & Environmental Science;
  2. Paranunzio R., Chiarle M., Laio F., Nigrelli G., Turconi L., Luino F. (2019) – Slope failures in high-mountain areas in the Alpine Region. Pangaea Data Publisher for Earth & Environmental Science.

Il dataset sulle frane attualmente contiene le informazioni relative a 508 processi di instabilità naturale (frane, colate detritiche, instabilità glaciale), avvenuti nelle Alpi italiane ad una quota superiore ai 1500 m, durante il periodo 2000-2020. Dopo la realizzazione del dataset si è proceduto a sviluppare il catasto online delle frane di alta quota nelle Alpi italiane.

Descrizione del catasto online

Al fine di rendere maggiormente fruibili le informazioni presenti nel dataset ed estendere questa fruibilità anche al vasto pubblico abbiamo pensato di realizzare il Catasto delle frane nelle Alpi italiane in una versione online. Gli strumenti informatici attualmente disponibili per poter soddisfare queste esigenze sono molti, sono affidabili e spesso sono anche gratuiti. La piattaforma che abbiamo utilizzato risponde a questi tre requisiti, è molto semplice e si basa su un’architettura webgis, cioè un sistema informativo geografico consultabile via web.

Per la realizzazione del Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane è stato usato il software QGIS 3.16 all’interno del quale sono stati utilizzati il plugin QuickMapServices 0.19.19 per il caricamento della base cartografica di OpenStreetMap e il plugin qgis2web 3.16.0 per l’implementazione delle webmap.

Cliccando sulla figura di sinistra è possibile accedere al webgis che si presenta con una mappa su cui sono presenti i diversi elementi puntuali corrispondenti ai processi di instabilità naturale censiti (cerchi rossi). Cliccando su ogni punto il webgis restituisce una scheda riepilogativa del processo di instabilità naturale ad essa associato.

Nella parte destra della pagina sono presenti alcune finestre di dialogo utili per interrogare il webgis. Procedendo dall’alto verso il basso, è possibile effettuare le seguenti interrogazioni:

  1. Selezione degli eventi in base alla regione geografico-amministrativa italiana in cui il processo è avvenuto (Adm_reg);
  2. Selezione degli eventi in base alla tipologia di frana (Process);
  3. Selezione degli eventi in base alla quota corrispondente alla zona di distacco della frana (Elev);
  4. Selezione degli eventi in base alla litologia del versante in frana (Lithol).

Per tornare alla visualizzazione di tutti gli elementi puntuali, oppure per effettuare un’altra ricerca, cliccare sulla voce “clear filter” della ricerca appena effettuata. Per il significato delle sigle che compaiono nelle schede di ogni evento fare riferimento ai metadati presenti in Guerini et al. 2021.

Distribuzione spaziale degli eventi censiti

Osservando il webgis del catasto nella sua visione d’insieme, emerge una distribuzione degli eventi censiti non uniforme sull’arco alpino italiano. Alcune aree contengono una concentrazione di eventi maggiore rispetto ad altre aree che, a prima vista, potrebbero sembrare poco interessate da questi processi di instabilità naturale.

Questa disomogeneità nella distribuzione dei casi censiti – ben evidente se si raggruppano i casi per regione amministrativa (figura a lato) – è dovuta a diversi fattori, ed in particolare a:

  1. Caratteristiche geologiche e geomorfologiche. L’arco alpino presenta caratteristiche geologiche e geomorfologiche spazialmente molto diverse. Ad esempio, il settore occidentale alpino è quello in cui sono presenti i massicci montuosi più alti delle Alpi. Dunque sono presenti molti versanti ripidi, e quindi per loro natura più propensi all’instabilità;
  2. Distribuzione della criosfera. La criosfera è quella parte della superficie terrestre dove l’acqua è presente allo stato solido (neve, ghiacciai, permafrost). Sulle Alpi, la criosfera è presente alle più alte quote e neve e ghiacciai ne sono la componente più facilmente riconoscibile. Il ghiaccio può essere presente però anche all’interno degli accumuli di detrito (ad es. morene) e dei versanti montuosi, dove svolge il ruolo fondamentale di ”collante” all’interno delle fratture della roccia: il terreno (roccia o detrito) che rimane al di sotto di zero gradi per almeno due anni consecutivi è definito “permafrost”, ed è la componente “nascosta” della criosfera. Nel corso degli ultimi trent’anni, l’aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici ha provocato la fusione di parte della criosfera, con il conseguente aumento dell’instabilità dei versanti. La consistenza e la distribuzione della criosfera, tuttavia, variano considerevolmente da una zona all’altra, in funzione delle specifiche caratteristiche climatiche, geografiche e morfologiche;
  3. Risposta del territorio alle precipitazioni. La distribuzione delle precipitazioni (solide e liquide) sull’arco alpino non è omogenea. Su alcune zone piove e/o nevica maggiormente rispetto ad altre. Questo determina, sul lungo periodo, una diversa risposta del territorio alle precipitazioni meteoriche, risposta che si traduce anche in una diversa propensione a sviluppare processi di instabilità;
  4. Densità abitativa e frequentazione turistica. Ad esempio, La Valle d’Aosta è un’area montuosa ad elevata densità abitativa e frequentazione turistica, è dunque più frequente (rispetto ad altre aree montane poco abitate/frequentate) che una frana vada ad interferire con la presenza e le infrastrutture/attività dell’uomo e venga dunque segnalata e documentata. Molti sono i processi di instabilità naturale che avvengono in aree remote alpine e che, proprio per questo motivo, purtroppo non vengono individuati e documentati;
  5. Catasti regionali. Una fonte preziosa di informazioni sui processi d’instabilità è rappresentata dai catasti regionali dedicati: dopo l’impulso iniziale dato dal progetto nazionale “IFFI”, ciascuna regione ha provveduto in autonomia all’aggiornamento delle proprie banche dati. Tuttavia, le strategie di documentazione degli eventi e di aggiornamento dei catasti, e la fruibilità dei dati variano significativamente da Regione a Regione, in particolare per quanto riguarda le aree di alta quota, meno interessate da insediamenti e infrastrutture.

Aggiornamenti e ricerca

Il Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane attualmente copre un periodo temporale di vent’anni, dal 2000 al 2020. L’attività di incremento della casistica presente verrà indirizzata verso l’inserimento degli eventi di frana ante-2000 e verso un aggiornamento periodico dipendente dal numero di eventi accaduti e censiti. Inoltre, particolare importanza verrà data alla ricerca di soluzioni informatiche in grado di migliorare la fruibilità del prodotto nel suo complesso.

Mediante la realizzazione di questo semplice webgis si vuole fornire, da un lato, un concreto strumento alla comunità scientifica impegnata nello studio degli effetti del cambiamento climatico e agli enti di governo del territorio e, dall’altro, un elemento di stimolo verso la realizzazione di un Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi europee.

Per citare il catasto:
Nigrelli G., Luino F., Turconi L., Guerini M., Paranunzio R., Giardino M., Chiarle M. (2021) – Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane. https://geoclimalp.irpi.cnr.it/catasto-frane/

Nota stampa CNR

Buona consultazione